Il libro non edulcora le ferite: lutti, solitudini, giorni di “palude”. Ma mostra come il dolore, attraversato e consegnato, diventi soglia. L’incontro con padre Giacinto ha spalancato parole che hanno rotto la crosta della sofferenza e indicato un cammino: “Per te, Gesù. In te, Gesù. Con te, Gesù”. Da lì è iniziata una vita nuova, non facile, ma non più sola.
Nel diario l’affidamento diventa pratica quotidiana — “Mi abbandono in Te… Gesù, pensaci Tu” — fino alla consapevolezza che “se sappiamo gestire questa croce, si trasforma in fiori”. Il dolore non è una condanna: è un passaggio che, accolto e offerto, genera pace, libertà interiore e uno sguardo capace di rinascita.